Il 50-80%
della popolazione, in base a varie statistiche internazionali, soffre di mal di
schiena. Di fronte a questa evidenza, non sempre vi è conoscenza e chiarezza,
nei confronti dei pazienti, da parte degli operatori del settore. Dopo cicli di
terapie farmacologiche o FKT infatti,
vengono consigliate delle attività motorie o degli sport, creati od indicati per fini totalmente diversi. E’ il caso del nuoto, spesso del tutto controindicato in caso di scoliosi severe ma
anche di cervico-dorsoalgie importanti; è il caso dell’acquagym, in cui l’acqua non è usata per ridurre il carico ma per
aumentare la resistenza all’attività; è
il caso del pilates, il cui fine è il miglioramento della flessibilità articolare e dell’elasticità muscolare; è il caso anche, per certi versi, della ginnastica posturale, ottima per agire sulla postura, ma lenta nel ridurre il
dolore e poco efficiente per il rinforzo muscolare e quindi la stabilizzazione
articolare.
lunedì 29 settembre 2014
martedì 19 agosto 2014
Nuoto e squilibri posturali: favole o realtà?
L'attività
natatoria, per anni (e talvolta anche adesso) è stata consigliata da medici, spesso
specialisti nel campo, come la risoluzione dei problemi posturali dell'adolescente
(scoliosi, lordosi, dorso curvo), così da sostituire o coadiuvare la ginnastica
posturale. E' veramente così? NO! E' del tutto falso.
A tale
proposito vale la pena di puntualizzare due articoli tratti dalle Linee Guida Italiane Per La Deformità Del Rachide In Età Evolutiva:
A tale
proposito vale la pena di puntualizzare due articoli tratti dalle Linee Guida Italiane Per La Deformità Del Rachide In Età Evolutiva:- Si raccomanda che lo sport (qualsiasi esso sia) non venga prescritto come un trattamento per la scoliosi idiopatica.
- Si raccomanda di non usare il nuoto come terapia delle curve patologiche del rachide.
Ciò per
vari motivi fisici che adesso cercheremo di spiegare in
L'importanza di una corretta diagnosi: piede piatto e piede pronato
Il piede
piano diventa molto spesso l'incubo dei genitori e diventa una delle cause che
più conducono allo specialista. Emerge così una percentuale altissima di
piedi piani nei bambini ed al contrario decisamente scarsa negli adulti.
Efficacia
della terapia? No!! Errore nella prima diagnosi!!
Ciò può
apparire sconvolgente, data la massa di scarpe ortopediche, plantari e quant'altro che vediamo spesso nei bambini. Cerchiamo di fare chiarezza.
Innanzitutto il piede deve essere
esaminato non isolatamente ma insieme alla gamba che lo "sostiene".
Devono essere poste le giuste
domande e le giuste osservazioni ai genitori. Il piede piano valgo ed ancor più
il ginocchio valgo nascono infatti nella stessa famiglia: hanno cioè una grossa
componente ereditaria.
martedì 7 gennaio 2014
Il ruolo del preparatore atletico nel recupero dell'atleta infortunato
Il corpo umano è una macchina che deve essere messa in
condizione di funzionare nel migliore dei modi.
Quella di un atleta agonista è una vettura da competizione.
Per tutte le altre persone invece può
essere un’utilitaria o una fuoriserie, l’importante però è che si cerchi sempre di
tenerla funzionante nel migliore dei modi, così ci trasporterà il più lontano e
il più a lungo possibile.
Poiché il corpo umano è sì una macchina capace di correre
veloce e andare lontano , ma non è esente da guasti o incidenti, ogni tanto
l’apparato muscolo – scheletrico e articolare si blocca e bisogna intervenire.
Dopo un’attenta diagnosi medica , l’intervento prevederà:
- Riduzione della fase acuta;
- Recupero del movimento;
- Recupero della forza e resistenza muscolare;
- Recupero della coordinazione e dell’equilibrio;
- Rimessa in campo con il recupero delle abilità sportive e del gesto atletico.
E’ proprio in questo momento che emerge l’importanza del
preparatore atletico il quale deve identificare in quale delle fasi
precedentemente descritte (non isolate ma interconnesse tra loro) si trova
l’atleta infortunato.
Deve determinare il carico giornaliero di lavoro che
l’atleta può sostenere, in modo da evitare sovraccarico o sottocarico.
Chiarire bene all’atleta la differenza tra GUARIGIONE
BIOLOGICA e GUARIGIONE FUNZIONALE , dove per ripresa funzionale si intende il
recupero della piena potenzialità sul compito di gara.
Impostare un programma di mantenimento preventivo dopo
aver completato la fase di rientro
all’attività agonistica.
Il preparatore atletico deve assolutamente lavorare in
collaborazione con il medico, il fisioterapista e soprattutto con l’allenatore.
Per un atleta AMATORIALE, invece, dopo
un’attenta valutazione delle condizioni di salute e sportive e dopo
l’intervento medico e fisioterapico, si procederà ad un incremento delle
capacità aerobiche e muscolari della persona in questione. Gli esercizi
proposti a carattere generale
miglioreranno il tono muscolare e la coordinazione motoria.
In tutti i casi si valuteranno i miglioramenti con test
adeguati.
Inizialmente faremo un lavoro di condizionamento organico e
muscolare, poi passeremo a definire il lavoro in modo più specifico a seconda
del miglioramento.
Gli allenamenti avranno una cadenza di tre volte a settimana
e come obiettivo arrivare ad effettuare
la gara amatoriale tanto amata.
Buon lavoro.
Marco Rossi
Artrosi: quale sport?
L’artrosi è una malattia degenerativa che usura la
cartilagine articolare e successivamente l’osso al di sotto di essa, provocando
infiammazione, dolore ed impotenza funzionale. Parola chiave quindi è “l’usura
dell’articolazione”. Tale usura è correlata
prima di tutto all’età del soggetto, età però intesa non solo come “anni
che passano” ma come “chilometri fatti”. Come una macchina l’articolazione va
valutata in tali termini con più anni è facile aver percorso molti chilometri,
ma è anche possibile che tali chilometri, per l’attività lavorativa usurante o
l’attività sportiva stressante, possano essere coperti in pochissimi anni e
quindi generare precocemente artrosi in alcune articolazioni.
Continuando con l’esempio della macchina è ovvio che se tale
macchina viene costantemente usata al di sopra del proprio carico normale (ad
esempio con più persone a bordo) si usurerà di più. E’ questo il caso, nella
macchina umana, del sovrappeso che porterà più usura nelle articolazioni portanti
(anche, ginocchia, caviglie).
Quindi, date queste premesse, lo sport è
preventivo o no ?
Se si parla di sport amatoriale (circa 2 ore a settimana)
questa attività può risultare non particolarmente usurante. Cosa ben diversa è
l’attività agonistica (2/3 ore o più al giorno)il cui fine non è il benessere
fisico ma il miglioramento della performance tale attività non può, a lungo
andare, che essere usurante sulle articolazioni più sollecitate, specie se tale
attività si svolge in età non più giovanissima. Mentre quindi, in età precoce,
tranne rari casi, non vi sono preclusioni per vari tipi di sport, dopo i 50
anni, le attività sportive praticate, dovrebbero essere scelte in accordo con
il medico sportivo, in base al proprio peso, al proprio allenamento, alle proprie
patologie ed al grado di usura delle proprie articolazioni.
Vale a tale proposito ricordare che non necessariamente per
essere in forma bisogna praticare sport gravosi ed alla moda. Anche programmi
di “walking” (camminata sportiva) attuati costantemente, possono produrre
benefici effetti sul corpo e sulla mente, non sovraccaricando oltremisura
articolazioni già “provate” da anni di lavoro o di sport.
Quindi……..buona attività a tutti
Luigi Girvasi
Osteopatia: quale titolo?
In Italia come nel resto d'Europa e del mondo, sono ormai
anni che si discute e sovente si ricorre alla figura dell'osteopata. Ma chi è
questo professionista?
Prima di rispondere a tale domanda occorre inquadrare lo
stato di fatto della materia osteopatia a livello mondiale.
L'organizzazione mondiale della sanità OMS il 9 Novembre del
2010 ha redatto un documento ufficiale nel quale descrive le direttive mondiali
per garantire un livello minimo di preparazione dei praticanti osteopati. La
domanda quindi nasce spontanea e cioè come mai L'OMS ha reputato indispensabile
realizzare un tale documento costato anni di osservazione? La risposta si legge
nella prefazione.
Si è reso indispensabile un tale lavoro con lo scopo di
assicurare alla popolazione mondiale la sicurezza dei trattamenti erogati al
fine di non peggiorare il livello di salute dei singoli cittadini. Questo
perché sin dal 1892 quando A.T. Still ideò tale metodologia a tutt'oggi non
esiste un percorso formativo univoco ed aggiornato. Inoltre di praticanti non
certificati ne è pieno il mondo con il conseguente aumento del rischio di danno
iatrogeno (danno non esistete in precedenza e provocato dalla
tecnica/operatore).
Come a dire: l'osteopatia esiste, molti vi ricorrono, molti
la praticano in modo poco sicuro e quindi l'OMS vuole tutelare noi cittadini
garantendo una formazione universitaria di questi operatori.
Detto questo, non entrando nel merito terapeutico
dell'osteopatia, sarebbe esageratamente complicato farlo in questa sede,
cerchiamo di capire in Italia come questa disciplina è inquadrata dal punto di
vista normativo.
Il 14 Febbraio del 2012 i Deputati Grimoldi, Meroni,
Consiglio e Cavallotto presentano alla Camera dei Deputati una proposta di
legge per il riconoscimento dell'osteopatia come professione sanitaria.
Proposta n° 4952 che ad oggi risulta ancora in attesa di discussione alla
camera stessa. Quindi non attendibile dal punto di vista normativo.
Mentre il 15 Novembre 2012 il Senato della Repubblica ha
approvato un disegno di legge in materia di professioni non organizzate,
all'interno del quale si riconosce normativamente l'osteopatia ma non come una
professione sanitaria che invece viene inquadrata dall'articolo 2229 del codice
civile.
Del resto che il disegno di legge della Camera dei Deputati
abbia qualche defezione è francamente ovvio. In effetti entra in contraddizione
con quanto affermato dall'OMS nel documento citato all'inizio di questo
articolo. In effetti l'OMS non vuole equiparare l'osteopatia alle discipline
sanitarie ma la racchiude in un più ampio gruppo di discipline (ayurveda,
naturopatia, medicina tradizionale Cinese, medicina Unani, Nuad Thai e Tuina)
definendole “Traditional Medicine or Complementary and Alternative Medicine” e
cioè Medicina tradizionale o medicina complementare ed alternativa.
Esistono poi varie sfaccettature normative indirette che
possono aiutarci a comprendere meglio la situazione dell'osteopatia in Italia.
Ad esempio il caso di un osteopata con riconoscimento
conseguito nel Regno Unito che è stato sollevato dallo svolgere la sua attività
all'interno di un centro medico di Parma. Il TAR ha infatti sancito che
l'osteopatia in Italia non è una professione sanitaria (La Repubblica Parma
27.09.2013).
Esiste anche una sentenza del tribunale di Genova del
14.7.2003 dove un osteopata viene assolto dal reato ascrittogli (abuso di
professione medica) poiché si legge che l'osteopatia non invade la disciplina
medica in quanto risulta “... un'attività volta ad arrecare sollievo e beneficio
a soggetti affetti da patologie mediche, onde si sostanzia in una attività
complementare ed ausiliaria rispetto all'attività medica”. Quindi la medicina
ci cura e l'osteopatia ci da sollievo.
Concludendo possiamo senz'altro dire che ci si creda o no alle
capacità terapeutiche della filosofia osteopatica, questa disciplina in Italia
e nel resto del mondo di strada per affermarsi ne deve percorrere ancora molta.
Una cosa è certa, nel nostro paese non è una pratica sanitaria, non esiste un
percorso universitario dedicato e non c'è alcuna chiarezza normativa che tuteli
la nostra sicurezza. Quindi si rende veramente necessario ricorrere a tale
disciplina per curare ad esempio il proprio mal di schiena? Il consiglio che
posso darvi da professionista sanitario è che prima di recarvi da un'osteopata
qualunque solo perché ha risolto tutti i problemi del vostro amico o vicino di
casa, recatevi da un Medico Fisiatra o da un Medico dello Sport o da un Reumatologo e poi da un Fisioterapista
per approcciare con sicurezza ai disordini del vostro apparato
muscolo-scheletrico. Nel caso in cui si debba intervenire chirurgicamente
allora abbiamo altri specialisti come tra tanti il medico Ortopedico ed il
medico Neurochirurgo.
Infine buona salute a
tutti e ricordate che prevenire i disordini muscolo-scheletrici è sempre meglio
che curarli. Un buon professionista sanitario è colui che ci aiuta nella
prevenzione con consulenze e programmi di auto-trattamento e prevenzione
personalizzati, come del resto facciamo noi da più di 20 anni nel nostro centro
polivalente.
Paolo Scannavini
domenica 24 novembre 2013
La pedana vibrante per il miglioramento dell'equilibrio
Da molto tempo si conoscono gli
effetti negativi che le vibrazioni hanno sull’organismo umano e da circa trent'anni la medicina sta studiando l’applicazione terapeutica di questo tipo di
energia. Molti studiosi hanno indagato sugli effetti positivi delle vibrazioni
sull'uomo (WBV – Whole Body Vibration) arrivando a conclusioni spesso
differenti.Le possibili applicazioni di tale
nuova terapia sono molte, dalla cura dell’osteoporosi al miglioramento della
forza muscolare, dal miglioramento dell'equilibrio all’aumento della mobilità
articolare fino, in alcuni casi, alla stimolazione ormonale e alla
riabilitazione di Parkinson e Stroke. Molto c’è di scritto quindi anche sul
controllo dell’equilibrio e ovviamente non tutti gli autori sono concordi con
l’affermare che le WBV siano potenzialmente utili a trattare quei pazienti la
cui capacità di equilibrio sia compromessa.Abbiamo quindi deciso di ricercare
maggiori informazioni su banche dati scientifiche internazionali (PubMed, Chocrane, Pedro, SportDiscus ed
altre). Da questa ricerca abbiamo ottenuto nozioni utilissime che ci hanno
permesso di utilizzare questo strumento, presente nella nostra struttura al
fine di migliorare l’equilibrio ed il controllo posturale dei nostri pazienti.
La pedana vibratoria attiva un particolare riflesso nervoso (scoperto e studiato dall'italiano Carmelo Bosco) il quale registra, analizza e risponde efficacemente alle modificazioni istantenee del nostro corpo al fine di mantenere l'equilibrio e non cadere a terra.
Il riflesso vibratorio presente in tutte le persone sane è molto attivo quando si è giovani e tende ad affievolirsi con il passare dell'età, la pedana quindi ci mette in condizione di recuperare in breve, anzi brevissimo tempo una funzione che non è scomparsa ma semplicemente si è solo un poco “assopita”.
Avere un buon controllo dell'equilibrio ci permette di prevenire in modo drastico le cadute. Diminuire il rischio di cadute è importantissimo per tutti quei soggetti, specialmente gli anziani o gli osteopenici, che da un evento banale come appunto inciampare, possono ritrovarsi in una brutta condizione come ad esempio la frattura del collo femore. Certo non tutte le cadute portano alla frattura ossea, però evitare di correre il rischio secondo noi è sempre meglio!
Paolo Scannavini
La pedana vibratoria attiva un particolare riflesso nervoso (scoperto e studiato dall'italiano Carmelo Bosco) il quale registra, analizza e risponde efficacemente alle modificazioni istantenee del nostro corpo al fine di mantenere l'equilibrio e non cadere a terra.
Il riflesso vibratorio presente in tutte le persone sane è molto attivo quando si è giovani e tende ad affievolirsi con il passare dell'età, la pedana quindi ci mette in condizione di recuperare in breve, anzi brevissimo tempo una funzione che non è scomparsa ma semplicemente si è solo un poco “assopita”.
Avere un buon controllo dell'equilibrio ci permette di prevenire in modo drastico le cadute. Diminuire il rischio di cadute è importantissimo per tutti quei soggetti, specialmente gli anziani o gli osteopenici, che da un evento banale come appunto inciampare, possono ritrovarsi in una brutta condizione come ad esempio la frattura del collo femore. Certo non tutte le cadute portano alla frattura ossea, però evitare di correre il rischio secondo noi è sempre meglio!
Paolo Scannavini
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